USA, indagine su Bitcoin

On 18 dicembre 2013

USA, indagine su BitcoinIl Bitcoin è una valuta virtuale, nata nel 2009 ad opera di Satoshi Nakamoto – dietro il quale non si sa chi veramente si celi – con la quale si possono acquistare anche oggetti reali. Il suo valore è oscillante (nel 2012 aveva un valore di due dollari mentre oggi è scambiato a circa 600 dollari l’uno) e non è soggetto al controllo delle banche. Con i Bitcoin può acquistare beni reali, attraverso il sistema peer-to-peer ma puoi anche scambiarli con denaro contante realizzando un guadagno immediato proprio in base alle sue oscillazioni.

I Bitcoin non sono infiniti: è stato stimato che il suo limiti è fissato a circa 21 milioni di pezzi, cifra che verrà raggiunto intorno al 2140. Nel frattempo, per evitare truffe di qualsiasi tipo, ogni Bitcoin è nominale e può essere utilizzato una sola volta. Ma, come vedremo fra poco, questo non basta a limitare pericoli e polemiche.

Al momento non esiste nessuna legge che vieti l’utilizzo dei Bitcoin anche perchè la mancanza di localizzazione e l’utilizzo di una rete peer-to-peer come circuito rendono sia una legislazione della materia che il controllo del tutto impossibili. Ciò suscitando non poche perplessità da parte delle autorità di molti Paesi, Stati Uniti compresi. E’ di oggi la notizia, infatti, che gli Stati Uniti hanno avviato una serie di indagini e sequestri – ufficialmente per contrastare il cartello del narcotraffico – per capire le effettive potenzialità e pericolosità della moneta virtuale. Potenzialità, soprattutto, che devono essere parecchie se la questione è riuscita a guadagnare l’attenzione del Comitato sulla Sicurezza Nazionale del Senato.

A tutte le agenzie federali è stato chiesto di esprimere un parere sulla moneta virtuale. Se fin qui, infatti, l’atteggiamento principale del governo americano è stato principalmente sanzionatorio, è stato deciso ora di aprirsi con più obiettività sulla questione. E così il Dipartimento di Giustizia, con l’FBI in capo, ha riconosciuto ai Bitcoin la capacità di offrire legittimamente un servizio finanziario, ma la Federal Reserve ha invece dichiarato di non avere al momento la possibilità di gestire e regolamentare dei servizi finanziari basati su una moneta virtuale.

In realtà gli Stati Uniti temono di perdere un treno importante, quello dello sviluppo di nuovi mercati grazie all’utilizzo di questa nuova tipologia di valuta. Tra l’altro, se nel 2013 la moneta virtuale ha avuto un boom inaspettato, il 2014 si prefigura come l’anno della definitiva consacrazione con i valori della moneta virtuale pronti a schizzare verso l’alto come è successo a BTC China che ha raggiunto il valore record di 619 dollari, classificandosi al primo posto nelle piazze di scambio mondiali riservate al Bitcoin.

Questo tipo di atteggiamento è già radicato in altre economie nazionali che, al contrario degli Stati Uniti, hanno fiutato l’affare e tentano di vivacizzare i propri mercati proprio grazie alla moneta virtuale. Sono gli stessi Paesi, tra l’altro, dove il Bitcoin è più utilizzato e famoso tanto da diventare un fenomeno finanziario che non può più essere trascurato. D’altra parte è stato molto chiaro Tom Carper, senatore democratico, quando ha dichiarato che le monete virtuali – con in testa il Bitcoin – sono entrate così prepotentemente nel mercato statunitense da incuriosire alcuni, impaurire altri e confondere molti a tal punto da spingere il Governo americano a richiedere un’indagine federale durata quasi quattro mesi al termine della quale – dopo averne discusso i risultati proprio in questi giorni – si deciderà se procedere con il processo di legittimazione del Bitcoin oppure continuare – ma sembra molto improbabile – sulla strada del proibizionismo.

Gli esiti della valutazione, però, potrebbero non essere così scontati e riservare delle sorprese. In seduta infatti si sono alternati diversi gruppi: uno di questi, che vedeva coinvolto anche il Presidente di The international Centre for Missing & Exploited Children, Ernie Allen, ha insistito molto sul pericolo che il Bitcoin possa andare a finanziare la pedopornografia o, comunque, altre attività illegali, proprio per l’impossibilità di rintracciare la provenienza dei pagamenti. Ma sembra che l’atteggiamento preponderante sia quello di un cauto ottimismo sul futuro utilizzo della moneta virtuale, anche perchè il Congresso ha fiducia nei mezzi di controllo e prevenzione a sua disposizione, come i recenti casi di eGold, Liberty Reserve e Silk Road hanno dimostrato.

La riunione è stata anche l’occasione per Jennifer Shasky Calvery, capo del Financial Crimes Enforcement Network, di invitare tutte le aziende che hanno a che fare con i Bitcoin a registrarsi al FINCEN, sia per tutelare se stesse che per evitare usi fraudolenti della moneta.

Resta, comunque, al di là di quelli già citati, anche il problema fondamentale della sicurezza. Sembrano sempre più frequenti, infatti, furti di portafogli virtuali e truffe ai portali di trading on line con conti che si svuotano dalla sera alla mattina. Impossibile, fino ad ora, rintracciare i ladri e recuperare la refurtiva (reale) in un mondo (virtuale). Ma se Branson, il miliardario patron della Virgin Galactic, accetta il pagamento in Bitcoin da parte di tutti coloro che vogliono prenotarsi per un viaggio turistico nello spazio, c’è da giurare che la moneta virtuale è destinata a diventare, nei prossimi mesi, sempre più popolare.

Articolo originale su: http://www.match.it/2013/12/usa-indagine-su-bitcoin/

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